“La promozione della salute consiste nel dare
corrette informazioni (…)
sulla necessità di abolire il fumo, l’alcool e
le droghe...
(Piano Sanitario Nazionale 2003-2005)
COSA C'E' DA SAPERE...
Alcol: sai cosa bevi? Opuscolo informativo Società Italiana Alcologica
Alcol: tabelle alcolemiche esposte nei locali
Stupefacenti: schema riassuntivo degli effetti degli sull'organismo
Malattie sessualmente trasmissibili
Statistiche incidenti stradali provincia di Parma
Volantino prevenzione 2009
ALCOL
Una
cena fuori con gli
amici, 2 bicchieri di vino e una birra poi ci si è mette
alla guida per
tornare a casa. Triste la sorpresa quando sottoposti dalla
Stradale al
test
dell'etilometro, per semplici controlli, si risulta con un
tasso
alcolemico superiore alla norma. Esito: sospensione della patente e
obbligo di
visita medica.
Questo è solo uno dei tanti, numerosissimi, episodi spiacevoli in
cui ogni giorno rimangono coinvolti giovani e meno giovani al volante.
Da
qualche anno il tasso alcolemico è stato abbassato a 0,5 grammi per litro, nellamedia con quello previsto nel resto d'Europa.
Per molti bere un bicchiere con gli amici è uno dei piaceri irrinunciabili della vita. Per alcuni, tuttavia, bere può essere la causa di numerosi problemi. Una adeguata conoscenza delle modalità con cui si consumano le bevande alcoliche è determinante per mantenere un buono stato di salute. Questo è importante perchè in molte circostanze anche quantità di alcol comunemente considerate minime espongono a rischi di problemi o malattie: è quanto avviene, ad esempio, per gli incidenti stradali e domestici.
Le diverse modalità del bere, infatti, rientrano di solito in stili di vita che frequentemente portano all’esposizione contemporanea a più fattori di rischio che sono spesso sottovalutati o sui quali poco si riflette. Inoltre, i rischi legati all’abitudine al bere e le possibili conseguenze che ne derivano possono coinvolgere oltre a chi consuma l’alcol, la famiglia o altri individui. Queste conseguenze possono estendersi anche a quanti per abitudine o per scelta non bevono; è il caso degli incidenti stradali causati dallo stato di ebbrezza, degli episodi di violenza e di criminalità agiti sotto gli effetti dell’alcol, delle gravi malattie di cui può essere affetto il neonato di una madre che, in gravidanza, ha consumato bevande alcoliche secondo modalità che vengono erroneamente considerate normali.
A differenza del fumo, i cui effetti negativi per la salute possono presentarsi dopo decenni di uso abituale di sigarette, l’alcol può esporre
a forti rischi anche come conseguenza di un singolo o occasionale episodio di consumo, spesso erroneamente valutato come moderato.
A questo scopo vorremmo fornire molto semplicemente alcune informazioni scientifiche riguardo agli effetti che il consumo di bevande alcoliche può esercitare sullo stato di salute. Si tratta di semplici accorgimenti per modificare il nostro abituale atteggiamento nei confronti del bere e per proteggerci dagli eventuali rischi a cui spesso, anche in modo inconsapevole, ci esponiamo.
L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con una capacità di indurre dipendenza, superiore alle sostanze o droghe illegali più conosciute. I giovani (al di sotto dei 16 anni), le donne e gli anziani sono in genere più vulnerabili agli effetti delle bevande alcoliche a causa di una
ridotta capacità del loro organismo a metabolizzare l’alcol.
Al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol, pur apportando circa 7 Kcalorie per grammo, non è un nutriente (come ad esempio lo sono le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari) e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni; risulta invece fonte di danno diretto alle cellule di molti organi tra cui i più vulnerabili sono il fegato e il sistema nervoso centrale.
Consumi
In Italia il primo bicchiere viene consumato a 11-12 anni; l’età più bassa
nell’Unione Europea (media EU 14,5 anni). Sulla base dei dati ISTAT, il 75
% degli italiani consuma alcol (l’87 % dei maschi, il 63 % delle donne).
Sono 3 milioni i bevitori a rischio ed 1 milione gli alcolisti; 817.000 giovani
di età inferiore ai 17 anni hanno consumato nel 2000 bevande alcoliche e
circa 400.000 eccedono nei consumi alcolici. Il 7 % dei giovani dichiara di
ubriacarsi almeno 3 volte a settimana ed è in costante crescita il numero
di adolescenti che consuma alcol (birra, alcolpops e superalcolici) fuori
dai pasti (+103 % nel periodo 1995-2000 tra le 14-17enni).
Gli astemi sono in costante diminuzione e rappresentano il 25% della
popolazione.
Malattie
Ogni anno sono attribuibili, direttamente o indirettamente, al consumo di
alcol: il 10% di tutte le malattie, il 10 % di tutti i tumori, il 63 % delle
cirrosi epatiche, il 41 % degli omicidi ed il 45 % di tutti gli incidenti, il 9%
delle invalidità e delle malattie croniche (di lunga durata).
In Europa, il 25% dei decessi registrati tra i giovani è causato dall’alcol;
l’alcol rappresenta la prima causa di morte tra i giovani di età compresa
tra i 15 e i 29 anni.
Ricoveri
Complessivamente, il 10 % dei ricoveri è attribuibile all’alcol; nell’anno
2000 tale numero è stato stimato in 326.0006, di cui circa 100.000 sono
stati effettuati con diagnosi totalmente attribuite all’alcol .
Decessi
Ogni anno in Italia circa 40.000 individui muoiono a causa dell’alcol per
cirrosi epatica, tumori, infarto emorragico, suicidi, aborti, omicidi,incidenti
in ambiente lavorativo, domestico e incidenti stradali, ecc.
Nell’anno 2000, gli incidenti stradali hanno causato: 8.000 decessi,170.000
ricoveri, 600.000 prestazioni di pronto soccorso e 20.000 invalidità
permanenti.
L’alcol è causa di circa la metà degli 8.000 decessi conseguenti ad incidenti
stradali, che rappresentano la prima causa di morte per gli uomini al
disotto dei 40 anni, e l’alcol è anche causa del 50% delle conseguenze non
fatali.
Costi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i costi annuali sociali e
sanitari, sostenuti a causa di problemi collegati all’alcol sono pari al 2-5%
del Prodotto Interno Lordo (PIL). Secondo tale stima sul PIL nazionale
dell’anno 2003 (1324 miliardi di euro) i costi dell’alcol risulterebbero pari
a 26 – 66 miliardi di euro (52.000 – 128.000 miliardi di vecchie lire).
- COME AGISCE L’ALCOL SULL’ORGANISMO?
L’alcol viene assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dalla
prima parte dell’intestino. Se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento è più
rapido. L’alcol assorbito passa nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il
compito di distruggerlo. Finché il fegato non ne ha completato la
"digestione”, l’alcol continua a circolare diffondendosi nei vari organi.
In alcuni individui, in alcune razze e nelle donne l’efficienza di questo
sistema è molto ridotta, risultando più vulnerabili agli effetti dell’alcol.
Circa il 90-98% dell’alcol ingerito viene rimosso dal fegato. Il restante 2-
10% viene eliminato attraverso l’urina, le feci, il respiro, il latte materno,
le lacrime, il sudore, la traspirazione. La velocità con cui il fegato rimuove
l’alcol dal sangue varia da individuo a individuo, è circa 1 bicchiere tipo di
bevanda alcolica all’ora.
- ESISTONO QUANTITA’ “SICURE” DI ALCOL ?
In base alle conoscenze attuali non è possibile identificare delle quantità
di consumo alcolico raccomandabili o “sicure” per la salute. Ai fini della
tutela della salute è più adeguato parlare di quantità “a basso rischio”,
evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo ed
aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande
alcoliche consumate.
È da considerare a basso rischio una quantità di alcol giornaliera da
assumersi durante i pasti principali (non fuori pasto) che non deve superare
i 20-40 grammi per gli uomini e i 10-20 grammi per le donne. Queste
quantità devono essere ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani.
Per quanto riguarda questi ultimi, bisogna ricordare che al di sotto dei 16
anni la legge vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche.
Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che il National Institute
of Health (NIH) degli Stati Uniti ribadiscono che nessun individuo può
essere sollecitato al consumo anche moderato di bevande alcoliche,
considerando il rischio che l’uso di alcol comporta per l’organismo. Inoltre
gli individui che non bevono non possono e non devono essere
sollecitati a modificare il proprio atteggiamento.
Ci sono situazioni in cui è raccomandata l’astensione completa dal
consumo di bevande alcoliche:
• Se si ha meno di 16 anni di età
• Se è stata programmata una gravidanza
• Se si è in gravidanza o si sta allattando
• Se si assumono farmaci
• Se si soffre di una patologia acuta o cronica
• Se si è alcolisti
• Se si hanno o si sono avuti altri tipi di dipendenza
• Se si è a digiuno o lontano dai pasti
• Se ci si deve recare al lavoro o durante l’attività lavorativa
• Se si deve guidare un veicolo o usare un macchinario
- COME ACCORGERSI CHE E’ TROPPO?
E’ fondamentale sapere che stesse quantità di alcol possono
avere effetti differenti da individuo a individuo.
Chi abitualmente beve al di sopra delle quantità indicate come a “basso
rischio” può riscontrare alcuni segni o sintomi ricorrenti: sensazione di
euforia, stanchezza o appesantimento, postumi di uno stato anche
occasionale di ubriachezza, perdita temporanea della memoria e, con
tutta probabilità, una condizione fisica non ottimale.
Potrebbe capitare di sentirsi a disagio, di aver perso il controllo o di
sentirsi irritati, violenti o, al contrario, depressi o di esser stati causa di
situazioni spiacevoli come ad esempio aver guastato, a causa del bere,
l’atmosfera serena di una serata con gli amici o in famiglia.
15x21 corretto 18-03-2005 14:30 Pagina 10
Chi beve in maniera inadeguata si rivolge frequentemente al proprio
medico per problemi più o meno manifesti, quali un aumento della
pressione arteriosa, difficoltà a ricordare le cose fatte o da fare,
scarsa capacità di concentrazione, diminuito rendimento lavorativo o
scolastico, problemi dell’apparato digerente o del fegato, senza
pensare che queste manifestazioni potrebbero essere causate dal
bere.
Anche in assenza di queste manifestazioni è comunque molto
probabile che l’organismo abbia già iniziato a subire le conseguenze
dell’abitudine a consumare quotidianamente quantità di bevande
alcoliche superiori a quelle considerate a basso rischio.
Inoltre gli effetti negativi dell’alcol possono essere aggravati dal
consumo di molte categorie di farmaci, come ad esempio gli
ansiolitici, gli anticoagulanti o la semplice aspirina.
Anche il peso oltre al sesso, influisce in maniera determinante e, in
genere, chi pesa meno ha una maggiore vulnerabilità agli effetti
dell’alcol a causa della ridotta quantità di liquidi e di grassi
nell’organismo.
Pertanto, quando si beve è sempre opportuno riflettere sugli effetti
che un gesto abituale può avere su di noi e sugli altri.
- E’ VERO CHE …? SFATIAMO I LUOGHI COMUNI
L’alcol aiuta la digestione.
Non è vero! La rallenta e determina un alterato svuotamento dello
stomaco.
Il vino fa buon sangue.
Non è vero! Il consumo di alcol può essere responsabile di varie
forme di anemia e di un aumento dei grassi presenti nel sangue.
Le bevande alcoliche sono dissetanti.
Non è vero! Disidratano: l’alcol richiede una maggior quantità di acqua
per il suo metabolismo in quanto provoca un blocco dell’ormone
antidiuretico, quindi fa urinare di più aumentando la sensazione di sete.
L’alcol dà calore.
Non è vero! In realtà la dilatazione dei vasi sanguigni di cui è
responsabile produce soltanto una momentanea e ingannevole
sensazione di calore in superficie che, in breve, comporta un ulteriore
raffreddamento del corpo e aumenta il rischio di assideramento, se fa
freddo e si è in un ambiente non riscaldato o all’aperto.
L’alcol aiuta a riprendersi da uno shock.
Non è vero! Provoca la dilatazione dei capillari e determina un diminuito
afflusso di sangue agli organi interni, soprattutto al cervello.
L’alcol dà forza.
Non è vero! L’alcol è un sedativo e produce soltanto una diminuzione
del senso di affaticamento e della percezione del dolore. Inoltre solo una
parte delle calorie fornite dall’alcol possono essere utilizzate per il lavoro
muscolare.
L’alcol rende sicuri.
Non è vero! L’alcol disinibisce, eccita e aumenta il senso di
socializzazione anche nelle persone più timide salvo poi, superata tale
fase di euforia iniziale, agire come un potente depressivo del sistema
nervoso centrale. È inoltre da sottolineare che la “sicurezza” non vigile
e senza il pieno controllo del comportamento si accompagna ad una
diminuzione della percezione del rischio e delle sensazioni di dolore
rendendo più vulnerabile l’individuo alle conseguenze di gesti o
comportamenti potenzialmente dannosi verso sé stessi e verso gli altri.
La birra “fa latte”.
Non è vero! In realtà la donna non ha bisogno di birra per produrre latte,
ma soltanto di liquidi: acqua, succhi di frutta e cibi nutrienti. L’alcol che
la donna beve passa nel latte materno e viene assunto dal bambino. E’
bene ricordare inoltre che durante la gravidanza l’alcol assunto passa nel
liquido amniotico con possibili conseguenze nella normale crescita del
feto che alla nascita può risultare affetto da una grave malattia nota
come sindrome feto-alcolica.
L’alcol è una sostanza che protegge.
Non è vero! Anche se alcune evidenze mostrano che minime quantità
di alcol possono contribuire nei soggetti adulti e di sesso maschile a
ridurre il rischio di mortalità cardiovascolare, è bene ricordare che alle
stesse quantità consumate corrisponde un aumento del rischio di cirrosi
epatica, alcuni tumori, patologie cerebrovascolari, incidenti sul lavoro,
stradali e domestici. In ogni caso, un individuo che non beve non deve
essere sollecitato a bere al fine di prevenire una patologia, senza essere
informato adeguatamente dei rischi che il consumo di bevande
alcoliche, anche in minime quantità, comporta.
Per prevenire le patologie cardiovascolari è molto più efficace ridurre il
peso, non fumare, incrementare l’attività fisica, ridurre il consumo di
sale e dei grassi alimentari e fare uso di farmaci appropriati.
L’alcol non è un farmaco e come tale non può essere oggetto di
prescrizione medica.
- QUANDO SI DEVE SMETTERE DI BERE
Alcune circostanze o condizioni possono essere d’aiuto per identificare
le situazioni in cui smettere di bere è necessario e costituisce la scelta
migliore per la propria salute.
Si deve smettere:
• se si hanno vuoti di memoria o frequenti dimenticanze
• se ci si sente soli o depressi
• se si bevono alcolici appena svegli
• se la mattina si hanno tremori dopo aver bevuto la sera
• se si è provato disagio o senso di colpa a causa del bere
• se si è stati oggetto di critiche per il proprio bere
• se qualcuno ci ha fatto rilevare la necessità di smettere o
ridurre di bere
Se ci si identifica in una delle condizioni
riportate significa che
Se si pensa di avere un problema col bere
è meglio chiedere aiuto e rivolgersi
• al medico di famiglia
• ai servizi pubblici
• alle associazioni presenti nel territorio
si deve smettere ora.
STUPEFACENTI
Le sostanze stupefacenti, dette anche sostanze psicoattive o
psicotrope, sono le sostanze che, per le loro proprietà chimiche e
bio-chimiche, sono in grado di indurre variazioni nel funzionamento dei
neurotrasmettitori nel sistema nervoso umano, in modo da alterare lo stato
cosciente.
L'arte farmaceutica ha elaborato varie sostanze sintetiche
"stupefacenti" come sonniferi e vari psicofarmaci, quali
benzodiazepine, barbiturici (ansiolitici, sonniferi) e analgesici oppiacei di
sintesi (ossicodone, ossimorfone). Essi sono e/o erano anzitutto farmaci, rimedi
nelle mani di chi se ne intende di indicazioni, controindicazioni e dosaggi.
I più noti sono:
* etanolo
("alcol": euforizzante, analgesico)
* cannabinoidi
("marijuana", "hashish": distensivo, analgesico)
* cocaina e i suoi
derivati (stimolante, analgesico)
*
Chetamina(analgesico)
* oppio e i suoi
derivati come morfina, codeina, eroina (sonniferi, analgesici, antitussivi,
antidiarreici)
* anfetamina e i
suoi derivati come metildiossimetanfetamina(MDMA), metanfetamina, metilfenidato
(stimolanti, doping, controllo del peso)
* e tanti altri,
prevalentemente alcaloidi
Papaver somniferum (papavero)
Anche sostanze come:
* nicotina
("sigarette": antistressante)
* luppolo
("birra": calmante)
* caffeina
("caffè", "tè": stimolante)
* teobromina
("cacao", "cioccolato": antidepressivo)
* efedrina
("tè del mormone": stimolante)
* atropina
(spasmolitico),
hanno effetti psicoattivi (anche molto potenti, come nel
caso della nicotina e dell'efedrina, un'anfetammino-simile), anche se raramente
sono definiti stupefacenti per via del loro status quo nella società.
Stupefacenti e loro
classificazione
Si definisce stupefacente qualsiasi sostanza chimica che
produca alterazioni dello stato di coscienza, di tipo euforico e stuporoso, e
che può produrre, per un ripetuto uso, una dipendenza più o meno marcata.
Cenni preliminari
Le droghe vengono classificate a grandi linee secondo due
diversi criteri:
* Effetti (cioè
l’effetto principale o ritenuto più interessante di una sostanza
sull’organismo, o quello legato più frequentemente al suo uso)
* Famiglia chimica
cui appartengono. Per la complessità e molteplicità degli effetti di ciascuna
sostanza sull’organismo, e per il grandissimo numero di droghe conosciute e per
la loro variabilità, i criteri devono essere considerati solo come schemi
approssimativi.
Spesso una certa affinità chimica tra le sostanze si associa
in un certo grado a qualche analogia nel loro effetto. Nonostante i
raggruppamenti, bisogna tenere presente che la classificazione in base agli
effetti psicoattivi si intende riferita all’effetto prevalente o “cercato”
nell’uso della sostanza. Nella realtà una singola sostanza può essere in grado
di produrre più tipologie di effetti, a volte questi compaiono in modo
caratteristico a dosaggi diversi (ad esempio la nicotina che ha un effetto
stimolante a basse dosi, ha proprietà allucinogene a dosi più alte; sostanze
allucinogene come la ketamina hanno proprietà anestetiche a dosi elevate,
alcuni antidepressivi a dosi alte hanno proprietà narcotiche e così via).
Droghe e farmaci hanno spesso molti effetti psicotropi
contemporaneamente e pertanto vengono sottoposti a studi con cui si compilano
tabelle che riassumono le varie proprietà e i gradi di risposta media. Le
sostanze inoltre possono avere effetti psicoattivi molto variabili da individuo
a individuo, anche a parità di dosaggio. Alcune sostanze possono produrre
effetti completamente diversi quelli soliti, a volte opposti, i cosiddetti
effetti paradossi. Tali variabilità si possono associare anche al tipo di uso
di quella sostanza nella storia personale del soggetto, poiché l’organismo può
anche modificare la sua risposta nel tempo.
Dipendenze
È utile suddividere le forme di dipendenza in: dipendenza
fisica (alterazioni del funzionamento biologico) e dipendenza psichica
(alterato stato psichico e comportamentale). Gli stupefacenti (in modo diverso
a seconda delle famiglie chimiche) possono produrre i seguenti fenomeni:
* assuefazione,
cioè il degradare dell'effetto, soprattutto psichico, della medesima dose, con
conseguente necessità di aumentare la dose per produrre lo stesso effetto.
* tolleranza, cioè
la capacità dell'organismo di sopportare a dosi gradualmente più elevate la
tossicità della sostanze.
*
sensibilizzazione, è il fenomeno inverso all'assuefazione. L'esposizione
prolungata a certe sostanze può produrre una risposta sproporzionata anche a
dosi molto basse.
Gli stupefacenti si suddividono comunemente in stimolanti,
narcotici, allucinogeni (psicodislettici). I narcotici ed una ristretta classe
di stimolanti sono presenti fra i farmaci prescrivibili, dietro speciale
ricettazione, a scopo terapeutico. Esistono pochissimi farmaci d'uso medico,
perlopiù anestetici, aventi proprietà allucinogene. Le sostanze di origine
naturale o sintetica aventi proprietà stupefacenti, anche al di fuori dell'uso
medico normale, sono in numero enorme.
Effetti
Fanno parte di questa categoria le sostanze in grado di
esercitare azione stimolante sul sistema nervoso centrale, alcune adoperate a
scopi terapeutici (anfetamina, metilfenidato) ed altre prive di qualsiasi uso
in medicina in Europa. Negli USA la cocaina viene usata come anestetico locale
per operazioni a naso bocca e gola. (cocaina). La classe degli stimolanti od
eccitanti è piuttosto vasta e include sostanze diverse fra loro per tipologia
di effetti, accomunate dal fatto di aumentare la permanenza in circolo di
qualche neurotrasmettitore in modo tale da aumentare qualche prestazione
psicofisica ed alcune funzioni biologiche. Generalmente hanno effetti di
vaso-costrizione, tendono a produrre un innalzamento della pressione sanguigna,
del polso e/o della respirazione, eventualmente anche delle capacità di
attenzione, e/o della reattività emotiva o della percezione. Sono incluse in
questo gruppo sostanze naturali come la caffeina. Possono produrre assuefazione
psichica ed alterazioni fisiologiche, a lungo termine possono indurre sindromi
psicotiche o peggiorare quelle esistenti, e alterazioni del comportamento. Gli
effetti dei principi attivi stimolanti possono anche essere diversi da persona
a persona e tra le sostanze, ed includere esiti imprevedibili o effetti
"paradossi" (cioè opposti, come la narcosi
I più potenti di questa classe, quelli cui il nome si
riferisce il più delle volte, sono gli oppiacei. Si intende con questo nome
molecole affini a un principio attivo ricavato dal Papavero da oppio, la
morfina. La caratteristica principale di questa sostanza è la sua forte
affinità molecolare con enzimi naturali prodotti dall'organismo umano, le
endorfine, che hanno un effetto di regolazione sul sistema nervoso centrale.
I narcotici sono sostanze dotate di proprietà analgesiche,
sedative e miorilassanti. Agiscono non solo sul cervello ma su tutto il sistema
nervoso centrale, su ricettori specifici centrali e periferici dei sistemi
deputati alla trasmissione del dolore, come sulla emotività e la sfera degli
istinti. Rientrano in questa categoria la morfina ed i suoi derivati come
l'eroina (o diacetil-morfina) e gli oppiacei di sintesi (fentanyl,
buprenorfina, ciclozina, metadone, ossicodone).
Possono indurre forte dipendenza fisica e psichica per la
rapidità di assuefazione, cioè per la velocità con cui l'organismo si abitua a
queste sostanze, regolandosi su dosi via via maggiori. La dipendenza da queste
sostanze può portare al bisogno compulsivo di auto-somministrazione ripetuta
della droga, per sperimentare nuovamente l'effetto psichico piacevole ma anche
solo per ripristinare una percezione di normalità se l'organismo soffre a causa
della sindrome di astinenza. L'assuefazione psicofisica comporta reazioni
patologiche all'eventuale sospensione, anche gravi, dette appunto sindrome di
astinenza. La dipendenza fisica, dovuta ai condizionamenti neurobiologici
correlati alle endorfine, è difficilmente superabile per semplice iniziativa
spontanea del paziente. E' facilmente risolvibile con programmi di intervento
farmacologico, efficaci nel coprire gli effetti dell'astinenza. La terapia più
comune per "svezzare" dalla dipendenza consiste nel sostituire la
morfina con un altro oppiaceo, che abbia minore effetto psicotropo e maggiore
effetto somatico, a dosi degradanti. Queste procedure risolvono solo gli
effetti organici dell'assuefazione. La dipendenza psichica invece, difficile
punto nodale della tossicodipendenza, richiede lenti, complessi, multicausali
interventi terapeutici.
Una dose eccessiva di oppiacei può essere mortale, a causa
del loro effetto depressivo del sistema cardio-circolatorio e sui centri della
respirazione. L'overdose da oppiacei può portare a scompenso respiratorio,
shock e collasso cardiocircolatorio. Tutti gli oppiacei, benché siano sostanze
estremamente pericolose, non sono però tossiche a livello cellulare o
tissutale. Perciò a differenza di altre droghe - come ad esempio l'alcol - non
provocano danni permanenti all'organismo. Gli oppiacei sono una classe di
farmaci importantissimi e insostituibili in medicina, per il loro utilizzo
analgesico.
Sono le sostanze che modificano il sistema percettivo,
agiscono cioè direttamente sugli impulsi nervosi nella fase di elaborazione
delle sensazioni uditive, visive, tattili. Inducono profonde alterazioni dello
stato di coscienza, deliri, allucinazioni, dispercezioni, depersonalizzazione.
Diversamente da altre classi di droghe (stimolanti, narcotici, tranquillanti) in
genere non provocano assuefazione nè tolleranza, e agiscono spesso a dosi
estremamente basse. Appartengono a questa categoria la dietilamide dell'acido
lisergico (LSD), l'MDMA, l'LSA il DMT, la psilocibina, la mescalina. Poche tra
queste sostanze - come la ketamina - vengono utilizzate come farmaci in
anestesia. Alcune di queste sostanze possono provocare dipendenza, in misura
minore rispetto alle delle altre droghe, in particolar modo MDMA e derivati
delle anfetamine. LSD, mescalina e affini invece non provocano dipendenza
fisica, semplicemente possono indurre la voglia di riprovare le sensazioni
estatiche provocato dell'effetto di tali allucinogeni. L'LSD però provoca a
lungo andare assuefazione, cioè il bisogno di una dose sempre maggiore per
avere lo stesso effetto, ed effetti gradualmente meno prevedibili. Queste
sostanze possono indurre psicosi transitorie molto acute con effetti
comportamentali estremamente pericolosi.